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incorregibili melomani
*loading*


domenica, 30 ottobre 2005
 

I slept through the falling of the leaves the snow

Verranno delle parole; molte. Nel frattempo accontentatevi di questo.

day #1

Alla Brixton Academy si poteva entrare con la macchina fotografica, solo che io non lo sapevo e per timore che non mi facessero passare non me la sono portata dietro. Prendetela come una foto simbolica.

day #2

Le Electrelane sono la band femminile migliore sulla faccia della terra. Mi spiace per le Organ, ma in confronto non hanno fatto bella figura. Lei, nella foto (che, ok, non è il massimo, ma ce n'è un servizio intero) è di una bellezza che mi ha ottuso tutto il tempo. Anche se Verity resta la mia preferita.

day #3



Diciamo che lo sapevano in pochi intimi ma, ehm, si - sono in Islanda. La seconda foto è mia, giuro, anche se ha tutta l'aria di una cartolina.

MarinaP pigia play alle ore| 02:14 | commenti (18)


lunedì, 24 ottobre 2005
 

I'm only happy when I move away e bla, bla, bla

[in questo momento ho le cuffie. E il mio gentile lettore mi passa in shuffle Munich ed Heavy Metal. Grazie shuffle. Adoro la seconda perchè parafraso il refrain, che suona now I got a different heavy metal, come "adesso so cosa vuol dire pesante, duro, insopportabile; adesso ho cambiato standard di pesantezza, intolleranza. Adesso si che è Heavy Metal". E in un certo senso, ecco, adesso lo so più di prima quindi il pezzo "mi" parla: vivo un periodo abbastanza heavy metal e questo è uno dei miei pezzi dell'anno]




 

 

 

 

 

 

 

 

 




Sono una nomade compulsiva e stasera parto.
Ho un aereo che mi aspetta alle 20.40, all'aeroporto di Forlì: direzione Londra.

Ecco che mi "tocca":


25-Oct-05: Carling Academy Brixton

NME Rock'n Roll Riot Tour
Doors 7.00pm-11.00pm. The Cribs 7.30pm-8.00pm, Maximo Park
(I hope that I am still alive the day after tomorrow, video in stream) 8.30pm-9.00pm, Kaiser Chiefs 9.30pm.

 

26-Oct-2005: LONDON (UK) ULU
Electrelane (in foto sono loro: bellissime, miticherrime) w/The Organ+The Early Years

che volete che vi dica? Per ora il mio commento in merito è inevitabilmente poco articolato.
E suona più o meno così: ghghghgh.

(poi vado ancora altrove, ma ci si aggiorna ben presto, promesso)

MarinaP pigia play alle ore| 01:48 | commenti (10)


domenica, 23 ottobre 2005
 

nice and nicely done.

Una volta camminavo per il ghetto e ce l'avevo nelle orecchie: c'era una coppia appoggiata ad un muro e si baciavano, e ridevano. Me lo ricordo bene. Ai bolognesi non risulterà difficile da immaginare. Io li guardavo e sorridevo con un pò di (molta) malinconia, ma era l'ascoltare questa canzone a fare la differenza: perchè si tratta di una canzone che nel suo piccolo la fa, la differenza; è una stringa di note apparentemente poco elaborata e casuale, ma realmente immaginifica e potente. I suoi strimpellii tingevano le cose un colore diverso - proprio "le cose". Il selciato, i portoni, persino le facce degli spacciatori sembravano meno ruvide e aggressive. Anche allora mi dicevo fino a che punto la fine del pezzo fosse identica ad un pezzo qualsiasi dei Clap Your Hands; ora ne sono convinta e ogni volta che mi ri-capita di ascoltarla me lo ripeto e lo ripeto a chiunque sia a tiro. Provare per credere.

Dico tutto questo perchè Oh Mandy è la seconda canzone che ho messo su stasera al Covo: la prima era questa, per la gioia della Cla che è una fan; la terza questa, per la gioia di chi me l'ha insegnata. Poi ho perso il filo.

Bene e ben fatto, m'hanno detto: anche se io non ne sono (mai) sicura.

MarinaP pigia play alle ore| 05:10 | commenti (19)


giovedì, 20 ottobre 2005
 

this better go as planned and I mean it

Non sono riuscita a trovarne un mp3 manco a pagarlo (oddio, a pagarlo c'è, ma poi non posso postarlo uguale) ma This Better Go As Planned dei Calla suona esattamente come questa notte ed è una canzone eccezionalmente bella.

Provo a fare un brainstorming dei plans in generale: c'è ovviamente Plans dei Death Cab e The Plan dei Built to Spill, e queste due occorrenze sono di per loro sufficienti come song-o-grafia pianificatoria. Ma c'è anche Plans dei Bloc Party (remixata, volendo, dagli autorevolissimi Mogwai). O l' it doesn't take much for plans to go astray dei Calexico.

E per ora non mi viene in mente altro, ma mi piace sempre raccogliere per nuclei tematici.

MarinaP pigia play alle ore| 02:05 | commenti (25)


lunedì, 17 ottobre 2005
 

i-post shuffle

# ho comprato da Amazon il secondo disco dei Franz Ferdinand (tuttora non sono in possesso del primo per coerenza personale) ma per la legge del contrappasso ho commesso un click di mouse più del dovuto e ne ho comprate due copie. Non c'è stato niente da fare: se comprate ogni tanto su Amazon saprete che comprare dal Marketplace - ed io compro sempre dal Marketplace, cioè usato - vuol dire non potere revocare l'ordine. Insomma sono riuscita a venderlo ad un noto negozio del centro di Bologna per la medesima somma cui l'avevo acquistato, chiedendo al simpatico proprietario di darmi dei liquidi in cambio, perchè ero (sono) molto squattrinata ultimamente. Peccato che mentre glielo dicevo ho visto la ristampa russa di questa cosa in un angolo, ancora nel cartone di spedizione. Secondo voi che posso aver fatto?
# secondo una mia personale statistica, i miei *plo*d su Soulseek si possono riassumere in due nomi: Wolf Parade e The Rosebuds. Dei secondi avevo sentito parlare, ma non avevo fatto in tempo ad ascoltare niente. Quando l'ho fatto ho capito il perchè della frenesia di scaricamento generale. Pensate ad una roba tipo Animal Collective + Sons and Daughters e, beh, ne viene fuori una gran figata - senza giri di parole.
Fabio De Luca ascolta Gravenhurst sul suo blog....
# ......e Gravenhurst ascolta le Organ sul suo! Grande Nick!
# sul sempre magnifico TinyMixTapes ho rinvenuto per sbaglio questo articolo. Il titolo è eccezionale, anche se sinceramente credo che se lo avesse scritto una donna sarebbe stato ben più illuminante. Allora ho pensato di scriverne io. Poi ho pensato che era meglio di no per varie ragioni, quindi mi limito ad assentire. Vi basti questo breve aneddoto: una volta il mio coinquilino era con un amico, diciamo, accattivante ed io gli ho detto  "Livio, carino il tuo amico. Che musica ascolta?".
# una webzine che leggo sempre con grande piacere è Junkmedia. Le recensioni sono ottime se non avete tempo da perdere anche se gli mp3 disponbili hanno una rotation dai ritmi matusalemmici. 
# ho capito, per l'ultima e definitiva volta, che io ed i recensori di Stylus Magazine non ci troviamo per niente d'accordo (quasi) su niente. Sto pensando di cassarlo dai link come ho fatto con Pitchfork.
# l'impagabile You Ain't No Picasso linka 4 nuovi pezzi dei Clap Your Hands Say Yeah. Mentre Ounsworth e compagni non solo suoneranno a capodanno all'Irving Plaza di New York, ma pare saranno in Europa a Novembre. C'è chi parla di Italia, anche, ma alla proprietaria di questo blog non è pervenuta alcuna notizia certa.
# qui il video di Great Waves, lo splendido singolo dei Dirty Three featuring Gatta Potere o Potere Gatto che dir si voglia (via Largehearted Boy)
# questa non è una notizia a sfondo musicale, ma qualche giorno fa ho scoperto il paradiso del citazionista (ve l'ho detto su cosa mi laureo): nella colonnina di fianco ad ogni film che cerchiate su imdb si trova in piccolo un link alle "movie connections". Se ci cliccate ci trovate l'estremo sbattimento che qualche pazzo ha fatto al posto vostro, sarebbe a dire l'elenco dei film citati in un film e dei film che citano il film con relativi link. Scopro l'acqua calda, dite?
# se mai vi venisse in mente di acquistare un lettore mp3, e sceglieste in ultimo di acquistare un Sony HD-NW5, tenete conto che è perfetto in tutto, si, ma ha un software che FA SCHIFO.
# non so se vi ricordate che qualche tempo fa ho espresso disappunto per il fatto che quei genialoidi dei Need New Body non venissero a suonare a Bologna. Orbene, ho scoperto che suonano nella città in cui sono nata la notte del mio compleanno e che il giorno del mio compleanno suona invece Lydia Lunch. Due anni fa non avrei creduto che potesse succedere una cosa del genere. 
# da queste parti invece ci tocca una settimana di fuoco: mercoledì Amanda Rogers alllo Club74 Zo Cafè, giovedì Teenage Fanclub al Covo, venerdì White Stripes (che io diserto) e afterparty al Covo (cui vado), sabato Boxer Rebellion sempre al Covo, serata nella quale non senza imbarazzo "debutterò" come dj in V.le Zagabria 1 - perciò vedete di non arrivare troppo stanchi al week-end...

MarinaP pigia play alle ore| 02:43 | commenti (22)


venerdì, 14 ottobre 2005
 

the greatest

I've been a moonshiner.
Non ricordo esattamente quando ho cominciato ad adorare Cat Power. Credo sia successo gli ultimi anni del liceo, o qualcosa del genere. Fa parte della mia storia, del mio DNA sonoro. Il suo primo disco che ho comprato è stato Moon Pix. Un album gelido. Distante. Vuoto. Pieno periodo "Smog". Forse il suo disco più bello, il prodotto insuperato.

Babydoll.
Ho sempre trovato Chan Marshall semplicemente magnifica (ed a questo proposito vi consiglio di farvi un giro qui, che nessuno come Stefano Giovannini ne ha catturato la bellezza e la morbidezza con tanta efficacia). Amo la sua goffagine, la sua masconilità, la sua indifferenza, la sua eccessività ostentata, la sua autoreferenzialità senza ipocrisia. I suoi difetti più palesi sono quello che me la rendono irresistibile. Sarà che incarna un tipo di femminino in cui mi piacerebbe potermi riconoscere o non so, è per spiegarvi che nei suoi confronti ho dei sentimenti piuttosto tondi, cioè che il legame alla sua musica è così forte anche perchè c'è questa componente di attrazione irrazionale che di metafisico ha ben poco.

The music is boring me to death.
Comunque, c'eravate, forse, ad uno dei suoi ultimi concerti. A quello che ho visto io era ubriachissima, selvaggia esattamente come me la aspettavo. Mi ha innervosito il fatto che fosse del tutto fuori di testa e passasse il tempo a rotolarsi per terra o dare le spalle al pubblico durante il concerto, ma dopotutto penso che mi sarei meravigliata se così non fosse stato. Ho interpretato il suo atteggiamento/comportamento tanto alla luce del clichè quanto, paradossalmente, a quello dell'anticonformismo. E si sa che, specie se hai quella presenza scenica e quella voce che penetra nelle ossa, la gente paga sia per cantare sia per vederti in faccia. Lei non ha, praticamente, fatto nessuna delle due cose. In compenso, lla fine del "concerto" si è messa a ballare tra la gente. Io sono andata da lei per dirle non ricordo cosa (che ero bella bevuta quanto lei, si suppone) e lei mi ha baciata. Poi ho scoperto che ha baciato tutt* durante tutto il tour di You Are Free che, in due parole, è consistito più nell'elargire baci urbi et orbi che a promuovere il disco  - che, per me, non è all'altezza dei precedenti in ogni caso.

Nude as the News.
A gennaio 2006 dopo quattro anni ed un DVD di merda, Cat Power esce con un disco che porta inscritto nel titolo tutto il narcisismo della sua compositrice (una provocazione che mi intriga): The Greatest. Per ora ha una copertina niente meno che terrificante, ma sia quel che sia, che gennaio 2006 da queste parti lo si aspetta con grande, grande ansia. Nel frattempo, questa è la title-track.

MarinaP pigia play alle ore| 00:13 | commenti (8)


giovedì, 13 ottobre 2005
 

are teenage dreams so hard to beat

Era un anno fa, ero appena arrivata a Parigi. Il primo primo Les Inrockuptibles che abbia mai comprato aveva il suo bel viso luminoso in copertina. Mi ricordo che lessi l'articolo - meritatamente, di almeno 10 pagine - in un caffè del centro. Coi brividi addosso. E un'intervista in cui lui diceva che poteva morire in pace, che non aveva rimpianti, che dalla vita aveva avuto quel che voleva e poteva andare via senza debiti nè crediti. Comunque, direi che la retorica lascia il tempo che trova. Res, non verba. Oggi è il John Peel Day e qui nella nostra ridente cittadina c'è chi lo celebra.
Perciò ricevo, pubblico e aspetto di ascoltare.
www.musicpictures.com
JOHN PEEL DAY @ GLAMORAMA - RADIO CITTA' FUJIKO fm 103.100 Bologna h. 21-22.30
 
La trasmissione Glamorama condotta negli studi di Radio Città Fujiko da Arturo Compagnoni e Fabio Merighi, in collaborazione con gli amici di Homesleep Music, celebrerà il John Peel Day con una trasmissione speciale in onda. In studio si esibiranno in un live acustico Kyle Statham (Fuck/Yo Herve) e Matteo Agostinelli (Yuppie Flu) con un set appositamente preparato per la serata. Ospiti in studio anche Julie's Haircut con i quali scambieremo quattro chiacchiere per ricordare e celebrare l'idea di radio che fu di John Peel. Tutti i presenti porteranno con se alcuni dei propri dischi preferiti da suonare per l'occasione.
Il programma si può ascoltare in diretta ovunque attraverso lo
streaming di Radio Città Fujiko.

MarinaP pigia play alle ore| 16:35 | commenti (3)


mercoledì, 12 ottobre 2005
 

all set

Ho finalmente avuto il tempo di aggiornare la colonnina dei concerti che come al solito trovate alla vostra sinistra sotto il bel faccione occhialuto di Jimmy O'Rourke (la fonte principale utilizzata è sempre la solita). Quando mi rendo conto di cosa mi aspetta sono davvero fiera di vivere a Bologna. Thank you Bologna - nelle persone degli organizzatori del Covo e del Club74 - direbbe una pop-star un tempo molto nota.
Devo tuttavia dire che in tutto questo oro che ci cola addosso, io sono felice soprattutto di avere la possibilità di assistere al concerto dei tipini che vedete nella foto. Finora, ai miei primi posti dei dischi dell'anno, anche se l'ho deciso circa un mesetto fa. Il mio è vero amore.

MarinaP pigia play alle ore| 20:29 | commenti (5)


martedì, 11 ottobre 2005
 

the whitefolker corner

E così, incredibile a dirsi, ho consegnato la mia tesi in segreteria ieri mattina.
Non è che sappia ancora bene se crederci a meno, comunque la gente che era con me mi assicura che avevo tra le mani 170 pagine di semiotica. E a questo punto ve lo svelo: mi laureo sulla citazione.
Quelli che vedete in alto sono quasi gli unici dischi che ho ascoltato mentre scrivevo e/o leggevo alcuni dei simpatici fascicoli di follia che vedete nella seconda fotografia - la definizione fa un pò schifo, scuserete.
Diciamo che di Callahan, Oldham, Molina, Nadler, Newsome, Coleen e Akron/Family per un pò non voglio sentirne nè ascoltarne. Piuttosto, voglio DORMIRE (e spendere un milione in dischi e vestiti tipo oggi pomeriggio).

MarinaP pigia play alle ore| 15:16 | commenti (24)


domenica, 09 ottobre 2005
 

banish the faceless, reward your grace

Mi rendo conto che sono le quattro di notte del sabato prima di uno dei lunedì più importanti dei miei 24 quasi 25 anni. E che voi siete tornati dal concerto degli Spoon (ho pensato di scrivere una lettera alla Segreteria di Lettere e Filosofia, chiedendo che d'ora in poi si regolino sul programma del Covo per le scadenze di qualsiasi genere) e adesso dormite.

Però mi sono seduta qua dopo avere sfornato la solita quindicina di pagine quotidiana e mi sono messa a dare dei ritocchi vari dicendomi perchè no. Ed ho ascoltato - per farla breve - tutto quello che vedete nela colonnina di fianco alla voce play!.

E' successo che abbia raccolto dei consigli attraverso svariati canali non vis-a-vis durante questo mese, cioè, è successo pù del solito che leggessi di musica o leggessi molti blog o scambiassi molte mail. E poi sono entrata in possesso del Blow Up del mese, il che è sempre una piccola ricorrenza per me, un momento sacro. Quello in cui apro a caso e vedo: Sideri (8) e Dal Soler (8) e Palazzo (8) e finisco per divorare tutto o quasi, che un pò lo tengo per dopo, non sono mica l'Augustus Glup delle sonorità, accidenti. Comunque anche se sono - ehm, come nello specifico di qualche giorno orsono o adesso - le 4 di notte circa, corro dall'uccelleto azzurro a ricevere utili nozioni. E poi vado su Amazon a vedere le date di uscita e metto in wishlist per quando arriva il momento. E corro a caricare il caro HD-NW5, nel frattempo.

Va bene, per farvela breve: tra questo mese ed il prossimo c'è un infornata di dischi in arrivo che fa spavento. E' una stagione pazzesca per il folk, tutto quest'anno finora lo è stato - a partire dallo straordinario disco degli Akron/Family per finire con l'altrettanto straordinario Mi and L'Au che è una cosa un pò diversa da quella che, se c'eravate, avrete visto con me dal vivo.

Dunque.
Ci sono gli Espers, con una cover di Afraid di Nico (ve ne ho persino trovato un mp3), una delle sue canzoni più magiche di sempre (anche Antony se n'è accorto).
E poi, hail to Dal Soler! c'è quella cosa piuttosto imbarazzantemente bella che è In Gowan Ring.
E c'è lo svedesotto Jose Gonzalez (grazie Daniele!) che ha scritto un disco stile Elliott Smith/Kings of Convenience prima maniera ed a me, beh, va benissimo (mp3).
E non ultimo, c'è tutta la roba di nuova di zecca o quasi del buon vecchio auto-indulgente Phil con i suoi Mount Eerie, di cui per ora mi accontento di sciropparmi Singers, che ha qualche momento di revival d'intensità di quella vetta inarrivata the Glow pt II. 
E Calvin Johnson.
E Old Time Relijun.
E Pit er Pat (thank you Enver)
E, non ho ancora parlato per mancanza di tempo dell'ultimo Gravenhurst, uno dei miei maniaci del cuore - e se cliccate sul primo link ve ne accorgete, che è fuori di testa - ma succederà a breve, che lui è impegnativo ed io ora sono impegnata.

Poi, la saprete l'ultima. Questa è buona sul serio.
Gli Animal Collective hanno sfornato un disco pop! Cose dell'altro mondo. Oddio non pop tout court, ma vicino al pop in maniera terrificante se masticate un minimo gli Animal Collective; per i loro standard voglio dire. Perciò sono stanca e per ora non voglio dire altro: è una figata -e qua potete ascolticchiare qualcosa. Tra l'altro io quella loro foto con le maschere animali la trovo un tantino lynchana, il che vuol dire che (mi) disturba.

Segnalazioni ulteriori gradite, specie informazioni sull'ultimo Minus Story.

Ah. Tanto per compensare.
Black Wire e Constantines giù dalla rupe con sonoro capitombolo.
Anche se per Fat Bobby mi dispiace, non vorrei mai che si facesse male.

MarinaP pigia play alle ore| 04:29 | commenti (12)


venerdì, 07 ottobre 2005
 
thirst for real knives, for real cries

www.jound.comSono entrata nel Covo fresca di pioggia torrenziale, la sala grande era chiusa e tutti i visi che conoscevo e che aspettavo di vedermi comparire davanti erano stipati come in una galleria di quadri cubicolare. E' stata una piccola vertigine. Ero con la mia migliore amica che ha cambiato un tantino coordinate esistenziali e pare che ora venga a Bologna un giorno si e uno no. L'amica di liceo. Quella con cui ho condiviso il banco per 5 lunghi anni di fumate in bagno, quella con cui suonavo negli scantinati quando giocavamo al rock femminile con scarsi risultati ma grande soddisfazione.
Sono andata tra le prime file, come sempre. Lei è scappata indietro perchè per arrivare in tempo aveva viaggiato sei ore e si era svegliata alle 6 e non respirava bene nel deliquio di sguardi rapiti e di orecchie attente. Mi metto quasi al centro. Sono già un pò bevuta, che a casa con lei ho festeggiato l'unico giorno in dodici giorni in cui abbia toccato alcol. Male. Molto male. Molto, molto male: sono in quella condizione molle, in cui si perdono i propri schermi, si abolisce la propria giusta distanza di sicurezza tra se e le cose che si sentono e vedono. Fluttuo. Piango. Guardo per terra. Sono stanca, esaurita. E la malinconia è l'unica delle emozioni che ho conservato: le altre le ho barattate in un patto assurdo con me stessa, per leggere e scrivere una tesi di quasi 200 pagine in meno di un mese. Ma adesso ritornano, tutte assieme, con violenza, con cattiveria. Si ribellano e mi dicono le ho bistrattate e trascurate troppo a lungo.
Mi accorgo subito che Will Sheff è adorabile, secondo me è afflito da una lieve sindrome di d**n (lo scrivo così perchè temo che si googli e non gli faccia piacere leggerlo, anche perchè posso sbagliarmi). Anche alla fine del concerto si dimostra incredibilmente gentile: è davvero mortificato per il guasto alla keybord - ma non ho ben capito - e credo voglia fare di tutto per scusarsi del set breve e monco.
Che belli che sono, i musicisti che ti accorgi essere lì non per ricevere narcisisticamente ma per dare; non è da tutti, anzi credo che sempre più di frequente succeda il contrario e mi chiedo quanto vogliano davvero dare persone come Interpol o Adam Green. E' stata anche questa ricerca di unità e comunione col pubblico da parte della band a rendere tutto così oscuro e magico, ne sono sicura.
Devo aver pensato delle cose ieri sera, mentre ascoltavo, ma non me le ricordo, complice la birra e complice il fatto che fossi del tutto prona ai sentimenti e non, in nessun modo, alla ragione. Su For Real e Song for Our So-called Friend ho cercato il viso della Fio, ma il suo angolo era rimasto vuoto. E mi sono accorta che non ce la facevo neanche io, che mi ero sopravvalutata. E sono scappata indietro, anche perchè dovevo andare in bagno.
E poi è stato un momento bellissimo e le persone che erano con me lo sanno.
Così che stamattina mi sono svegliata tra sogni tristissimi nella pena, ma nel ricordo di quel momento che è stato più bello di molti giorni e, ormai, almeno due mesi. Perciò grazie, davvero, a chi c'era. Se Ben Gibbard ci fosse stato anche lui, ci avrebbe scritto una delle sue canzoni: una di quelle come Steadier Footing o Information Travels Faster - una di quelle che puoi vedere the scene unfold in ogni minuscolo dettaglio.
Così com'eravamo siamo tornate avanti. E poi, alla fine, ho riso. Detto i soliti impropéri. Fatto ridere la Ele.
E' stata un serata indimenticabile, si.

MarinaP pigia play alle ore| 13:31 | commenti (8)


mercoledì, 05 ottobre 2005
 

throw from your window your record collection
(non ci penso nemmeno)

Ho finalmente ri-ottenuto la digitale a lungo tenuta in ostaggio dal genitore.
Ecco, ho sempre voluto fotografare questi due angoli della mia stanza, ricchi di oggetti ameni, tra cui il cappellino da compleanno di Adam Green della chiusura del Covo di maggio scorso (appeso alla finestra). Se indovinate dalle sleeves di che dischi di tratta o non avete bisogno di occhiali, o li avete, o avete una memoria fotografica mostruosa.

MarinaP pigia play alle ore| 16:44 | commenti (37)
 

tales from a dark double bed

Grazie soprattutto a loro due (l'uno per il consiglio e l'altra per la persuasione), qualche giorno fa, con un netto ritardo rispetto al mondo, sono entrata in possesso e mi sono innamorata di questo disco.
E' stato il solito miracolo, quello che nei casi migliori un disco riesce a fare per te, ovvero rapirti, incuriosirti. Farti alzare dalla sedia per afferrare il suo libretto (coi testi) e studiarlo con cura. Sbriciolarti addosso una mano di suoni e accarezzarti le ginocchia. Farti capire che lui ti capisce. E farsi ascoltare, ri-ascoltare, ri-ascoltare mentre tu ti limiti ad obbedirgli, spinto al loop dalla ricerca compulsiva di quell'angolo in cui all'inizio sei riuscito ad insediarti.
E che finisci per abitare.
Negli Zephyrs ho ritrovato i Cure, i Calexico, i Dirty Three e Bright Eyes. E come mi successe quest'estate per i The National, non riesco ancora a capire bene come questo mucchio di influenze si integri bene (almeno nella mia testa) e come il risultato di un'equazione così bislacca possa dare un numero tondo, un numero primo, un 1, the loneliest number that you'll ever know, come cantava qualcuno. 
I racconti di Bright Yellow Flowers non a caso sono quasi tutti racconti di solitudine fioriti da un letto a due piazze troppo grande: come quando nella stupenda Nyung la notte dell'assenza passa incommensurabilmente lenta. O come quando, nella altrettanto stupenda Hell's Dark Hall, i ricordi vengono lanciati via, a perdita d'occhio, su di un grande campo di asfodeli appena sfiorato dal cielo grigio. Perchè si perdano nel vento.

Ascolta, se vuoi: Dancing Shoes
[gli Zephyrs saranno al Covo il 28 ottobre e io me li perdo, d'oh]

MarinaP pigia play alle ore| 01:52 | commenti (8)


lunedì, 03 ottobre 2005
 

I would love to see you next year

premessa: parte II di questa pippa mentale. Altra pippa mentale. Credo che ne farò una rubrica, se continua così.
Cioè, non è che non abbia niente da fare, è che questa volevo farla da tanto tempo e mi gironzolava in testa da un pò. Non fatevi ingannare dalla lunghezza, è lo spazio richiesto dalla botta-risposta....al solito, se cliccate sul link al testo (alla fine del post) ci trovate, beh, quello che ho immaginato alla mia maniera.
disclaimer: se trovate delle sostanziali incongruenze con quello che voi sapete dei Maximo, o di Paul Smith nello specifico (ma spero non siate stati così malati da indagare fino a questo punto), tenete conto del fatto che ho ricercato una possibile vaga coerenza delle date, ma non mi sono procurata nessun tipo di notizia a parte questa. Un pò come dire: i riferimenti a fatti o persone realmente esistiti...blablabla. Lo sapete anche voi.

----

- ehi, che ne dici di schiodarti da quel telefono? Hai un'intervista tipo...adesso.

Un corridoio da palestra. Le tende di velluto blu intenso che cascano pesanti e umide sul pavimento da una parte alta non ben definita, vicino ad un qualche faro mezzo rotto. Il linoleum marrone pestato dai piedi dei giovani atleti universitari. Dentro il muro sulla destra, un paio di porte mezze aperte da cui arriva un brusio che increspa il silenzio dei suoi passi nervosi. 

Lui ha l'aria di un uomo d'affari dopo un crack della borsa, che quel tanto che gli manca è una ventiquattr'ore di pelle nera lucidata, dall'aspetto nuovo e dall'età di fabbricazione veneranda. E che si compri un paio di scarpe con la punta quadrata, almeno! Che si decida finalmente a buttare le Gazelle più cheap-and-chic dell'anno. O in alternativa a levarsi di dosso quel completo nero e quella cravatta a righe. Manco a dirlo. Il consulente d'immagine farebbe prima a srappare il contratto in mille striscioline. Addio copertine.

Si avvicina al muro e tamburella le dita sull'intonaco che cade a pezzi.
Tamburella.

Libero. Segreteria. Libero. Segreteria. Libero. Libero. Segreteria. Libero. Occupato. Segreteria. Fanculo.
Chiudi chiamata. Un intervista, adesso. Perfetto, perfetto. Ma ha idea di con chi a che fare?, segreteria un cazzo, questa stronza.

Infila il telefono nell'occhiello. Sbuffa. Si riavvia i capelli ma sono troppo imbalsamati di gel perchè ci passi anche solo un unghia e quel ciuffo che sfugge gli sta bene, se lo accomoda davanti all'occhio destro, affettando la solita casualità calcolata, che tanto che non sia una casualità non ci crede nessuno.

Uno, due, tre, quattro passi dopo fino ad una delle due porta aperte.
Imprevisto.

- ciao. scusa sono piena di buste.
- ciao.
- tu sei....ciao è un piacere conoscerti...
- ...si, in persona...ciao...che hai in tutte quelle buste?
eh?
- oh, niente, un paio di vestiti.
- posso vederli?
- scusa?
- se vuoi un'intervista fatta bene avrò almeno bisogno di capire cosa ti piace indossare. Il giornalista è come un prete. Se voglio dirgli chi sono e di cosa mi pento devo avere una minima idea di chi sia.
- e pensi di capire chi sono da che vestiti mi compro?
- beh, si.
- ok, ok, farò finta di aver capito.
Tira fuori una cosina nera.
- bello.
- possiamo cominciare?
- si, ora si.
Lui sorride. E' fantastica ma non ne ho mezza voglia, di questa cosa. Lei è professionale ed un pò stranita. Sembra più vecchia di lui, ma non così tanto. Questa storia del vestito le è sembrata una pretesa un pò anomala da parte di un ragazzino appena emergente a cui sta praticamente facendo un favore e che, a quanto pare, è già pieno di arie.
- allora. Stai scrivendo il disco, giusto?
- si, qualcosa. Ho tirato giù una decina di pezzi.
- quando esce?
- credo tra cinque o sei mesi.
- beh, per ora mi pare che giochiate bene, almeno qui, in casa.
- si...sai..."Londra è sempre troppo lontana, anche quando ci sei", no?
Bene, siamo già all'autocitazione. Mi sa che questo è un coglione. Rivedere piani: Maximo Park.
- si, quello è un bel pezzo. Sarà il primo singolo?
- per questo tipo di cose devi chiedere a quel tipo che era in corridoio
- Ok, prendo un appunto..sei davvero felice solo quando parti, quando ti sposti?
A questo punto è incontrovertibile: è proprio un coglione. Non mi sta neanche a sentire.
- direi di si, ma non so ripeterti niente meglio di quanto lo dica in quella canzone.
Quando è troppo è troppo.
- va bene, ho capito: fantastico. Senti, prima mi chiedi di farti vedere il mio cazzo di shopping e poi mi rispondi a monosillabi? Lo fai apposta?
- ma non so davvero che dirti [ride, un pò strafottente, NdR] Anzi credo che sia tu a farmi le domande sbagliate.
- ok, proviamo di nuovo. Gira voce che uscirete per una grossa casa che si occupa prevalentemente di elettronica. Ci si chiede il perchè, visto che voi di elettronico mi pare non abbiate quasi niente. Qual'è il tuo punto di vista?
- il mio punto di vista, eh.....senti, facciamo così: scrivi una bella recensione del concerto e non ne parliamo più, ok? Sono di un umore che fa schifo, non ne ho voglia di questa cosa adesso e...
- NO! Mi hai fatto barcamenare per arrivare dall'altra parte della città nel cuore di Tottenham all'ora di punta, ho corso tutto il cazzo di giorno, ho altre quarantacinque recensioni da scrivere, il mio cazzo di ragazzo mi ha piantato da una settimana e tu mi dici di tornarmene là fuori con un taccuino vuoto? Che ne so io del tuo punto di vista? Quanto posso essere oggettiva dopo questo meraviglioso trattamento?
- ...non lo so, potremmo vederci un'altra volta, che ne dici? Fuori da questa università del cazzo.
Ecco. Lo sapevo.
- prendere o lasciare: rimandiamo a dopo il concerto, è meglio.
- no, dopo il concerto sarò ancora più stanco.
Prende le buste di vestiti in maniera piuttosto convulsa e si alza dalla sedia. Lui la afferra per un braccio.
- no, dai, adesso mi sento in colpa, veramente, vediamoci uno di questi giorni, a parte l'intervista. Mi piacerebbe vedere come stai con quel vestito.
Lei gira le orbite al cielo. Ok, perchè no? E' un coglione, ma magari ha davvero avuto una giornata di merda.
- dev'essere la settimana prossima al massimo però, perchè poi tra un pò parto. Non sei l'unico che è felice solo quando si sposta da questa città fetida.
- ok, ok, settimana prossima.
Lui continua a tenerle il braccio.
- ti rendi conto, spero che io e te non ci siamo mai visti nella nostra vita e tu prima mi chiedi di mostrarti i miei vestiti e poi ti rifiuti di farmi fare un'intervista che serve più che altro a te e non a me...
- servirà anche a te. Il disco sarà Qualcosa, giuro [it's gonna be something, NdR]. E sarai quasi la prima ad aver intervistato il cantante di una grande band. Te lo prometto. ma dov'è che vai?
- ...e poi mi chiedi di uscire e intrudi nei miei progetti in maniera così...così...
- dov'è che vai?
- mi lasci il braccio?
Braccio lasciato. Medesime posizioni di combattimento.
- dov'è che vai?
- vado via, torno l'anno prossimo.
- l'anno prossimo?
- beh, siamo a settembre. Manca poco all'anno prossimo.
L'anno prossimo.
- d'accordo, spero di essere ancora vivo l'anno prossimo. Ma nel frattempo: quando la settimana prossima?
- lunedì?
- lunedì.
- qui davanti a quest'ora?
- qui davanti a quest'ora.
- me lo lasci il tuo numero? Sai giusto in caso..

Lei si allontana battendo i tacchetti sul linoleum marrone. Lui resta quasi immobile. Si alliscia la cravatta. Sospira. Si comincia a sentire rumore di folla dietro le tende di velluto blu intenso che cascano pesanti e umide.
Entra il personaggio n#1, quello che gli aveva notificato l'intervista.
Sta cercando di svitare un barattolo con un coperchio rosso, apparentemente alcun senza successo.

- allora com'è andata l'intervista? Spero tu abbia risposto bene, che sia gentile, te l'ho detto, è un momento delicatissimo per la promozione, non avete ancora un disco, non siete ancora nessuno, è tutto oro che cola, a quella ragazza dovevano essere piaciuti molto i vostri set, mi ha detto che vi seguiva da tanto e che ci teneva molto a conoscerti...e poi che scriveva su...come si chiama quel giornale?...ma perchè questo cazzo di barattolo non si svita?
- bene, bene, benissimo. Perfetto. Una ragazza adorabile. Senti la smetti di litigare quel barattolo? Fammi provare.

[qui dovreste immaginare un dettaglio del tappo rosso del barattolo, che dice: apply some pressure...]

MarinaP pigia play alle ore| 03:05 | commenti (6)